Chi Sono

Chi è Francesca.

conosciamoci meglio

"Mi presento: tutti mi chiamano Francy; qualcuno mi chiama 'prof' perché sono un’ insegnante, per molto tempo ho fatto l’ educatrice. Il mio percorso è un intreccio di esperienze pratiche e di studio, ma nessuno mi chiama dottoressa, nonostante la laurea in pedagogia e la formazione come consulente familiare e personale.

Sono fiera di questi traguardi perché, dopo aver vissuto anni difficili come studentessa 'lenta', sono finalmente sbocciata. Con dedizione ho raggiunto il massimo dei voti e, soprattutto, la vera soddisfazione di fare ciò che amo.
Ho scelto la scuola di consulenza perché, lavorando con le famiglie, ho sentito il bisogno di trovare un modo adeguato per dialogare con loro e accompagnarle in percorsi complessi.

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Comunque in realtà, oggi mi sento chiamare soprattutto 'mamma'. Ho tre figli — Edoardo, Arianna e Sara Beth — e un marito (ma non vi dico come mi chiama lui!). Diventando madre pensavo di sapere già tutto… e invece no! FamilyLab è apparso sulla mia strada grazie ai miei figli e ai dubbi che hanno portato nella mia vita. Con sorpresa, questo percorso mi ha fatto riscoprire come Francesca: per questo gli sarò sempre grata e desidero che i valori di Jesper Juul si diffondano il più possibile.
Accanto alla formazione professionale, porto avanti anche un percorso personale di crescita attraverso la mindfulness, che rappresenta per me uno strumento importante di consapevolezza e presenza nel lavoro e nelle relazioni quotidiane .

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Segui il filo

il mio progetto

Sono una grande fan della leggerezza, che però non mi è stata propriamente donata, la cerco ogni giorno e la scovo nei posti più impensati.
Il mio progetto si chiama “Segui il Filo” e nasce dalla mia idea di famiglia e educazione come professionista, come mamma e partner.

Ogni giorno scelgo di costruire una famiglia in cui tutti possano essere soddisfatti. Non è facile: richiede dedizione e amore incondizionato verso la nostra vita… non parlo di sacrificio assoluto per la famiglia, ma di vivere con responsabilità personale e sociale.

Lo faccio coltivando in profondità le relazioni, in primis con me stessa, e seguendo il filo di opportunità che la vita mi offre. Le scovo in ogni evento: in quelli che mi piacciono e in quelli che non apprezzo subito; nella gioia di una gita e nella rabbia di una lite, in una simpatia come in un’antipatia.

Un evento resta solo un evento se si limita a passare; diventa invece un momento unico quando, attraversandoci, ci insegna qualcosa su di noi. La sfida è scegliere come vivere ogni istante, trasformandoli tutti in doni per la nostra consapevolezza.

Essere pedagogista

cosa significa

Significa non fermarsi al singolo comportamento, ma leggere ciò che accade dentro una rete di relazioni: la famiglia, la scuola, le figure educative, gli spazi di vita quotidiana.

Il mio ruolo è quello di accompagnare e coordinare questa rete, creando connessioni più chiare e funzionali tra i diversi punti di riferimento del bambino, sia formali che informali.

Nelle famiglie che vivono la disabilità, questo significa anche portare attenzione non solo al bambino, ma al vissuto dei genitori e dei fratelli, che ogni giorno ne fanno esperienza diretta.

È uno spazio in cui ogni emozione può trovare posto, essere accolta e compresa.

L'approccio

come lavoro

“L’individuo possiede in sé ampie risorse per comprendersi e per modificare il proprio comportamento, se inserito in un clima di accettazione, empatia e autenticità.”

Carl Rogers

Questo approccio si è approfondito attraverso il counseling centrato sulla persona, ispirato al pensiero di Carl Rogers, e si è ampliato nel tempo grazie a un percorso personale anche in ottica olistica, che mi permette di tenere insieme le diverse dimensioni dell’esperienza umana.
Accanto alla formazione, c’è anche la mia esperienza di vita: sono mamma di tre bambini, e una di loro vive una condizione unica e delicata, che mi ha portato a guardare ancora più da vicino cosa significa, davvero, costruire equilibrio ogni giorno.

Io ho visto che accogliendo senza giudicare riuscivo a far sbocciare la serenità.

Poi ho avuto alcune grandi occasioni in particolare: un marito, tre figli e una disabilità. Dopo tanti libri di pedagogia, consulenza e ricerca personale, ho provato su di me il marasma della responsabilità genitoriale, la confusione dell’organizzazione familiare e il dolore dell’uragano che porta la disabilità di un figlio. E sì dico senza dubbio: è possibile essere sereni sempre, anche in ospedale lontani dai due bimbi “grandi” e con tante paure che ti soffocano e molte persone che soffrono vicino a te.

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Quindi l’obiettivo non è eliminare ciò che non ci piace di noi e della nostra famiglia!

L’obiettivo è accogliere, osservare, riprendere a respirare con amore.

L’obiettivo è scoprire l’amore che ci ha portato fin qui.

Il caos può far nascere la pace e l’amore!

Lavoro con le famiglie per...

Dare struttura e chiarezza alla quotidianità (routine, regole, passaggi delicati)

Rendere più fluida la collaborazione tra casa, scuola e altre figure educative

Sostenere i genitori nel trovare modalità educative che sentano davvero proprie

Accompagnare con attenzione e rispetto le situazioni in cui sono presenti bisogni particolari

Tu sei l'eroe che trasforma le difficoltà in opportunità!

Lascia che ti mostri i primi passi per farlo… che ti mostri dove trovare le energie per riscoprire che sei un eroe e non una vittima della tua  vita e della tua famiglia.

Se senti che il caos quotidiano è diventato troppo, la tua mente chiede pace e il tuo corpo riposo possiamo trovare insieme nuove strategie e soluzioni che da soli sono difficili da vedere.

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