Per questo possiamo costruire una valigetta di strumenti da usare ogni giorno, che ci permetta di scoprire cose nuove su di noi, sulla nostra famiglia e di creare relazioni che siano sia affettive che funzionali (ci torneremo in un altro articolo). Una valigetta che ci permetta di conoscerci, di amarci per ciò che siamo, di decidere cosa vogliamo portare nel mondo e che ruolo vogliamo assumere consapevolmente, ma ci aiuti anche ci aiuti a riconoscere la nostra responsabilità personale e sociale dentro ogni relazione.
1) Come possiamo farlo?
Partiamo da una situazione reale e ci entriamo dentro insieme, per poi uscire da un'altra parte.
Io faccio la pedagogista e ho una specializzazione come consulente personale e familiare. Lo sto facendo in un tempo nuovo e molto particolare: il tempo dei social, delle risposte veloci, del "quel che voglio ho", della grande confusione mediatica e mentale, il tempo dei mille guru ed esperti per ogni cosa. Io non sono esperta in tutto e non venderò il lavoro che possiamo fare insieme come qualcosa di facile o veloce: per quello c'è il "compra in un clic". Non faccio neanche resi, perché non puoi mandare indietro te stesso e sostituirlo con una versione differente. Ma voglio accompagnarti a dedicarti del tempo per trovare le soluzioni migliori per te e per la tua famiglia in questo momento della tua vita, un'evoluzione di questa versione che nasce da uno sguardo rispettoso e amorevole.
Quindi per te ho scelto di fermare il mondo per 50 minuti e iniziare semplicemente così: "Come stai? Di cosa vuoi parlare?". Il resto verrà da solo, non sarà immediato, ma con impegno e dedizione troveremo insieme la strada e, sempre insieme, la percorreremo.
Quando ti siederai davanti a me per la prima volta, non ti chiederò "come posso aiutarti?". Ti chiederò: "Come stai? Di cosa vuoi parlare?". Il motivo è semplice: il più delle volte il problema lo vedi, ma non la soluzione altrimenti non saresti lì se già sapessi che cosa ti serve, non è un ordine Amazon che ha la guida alla taglia prima del clic. Non sai neanche cosa posso fare per te e, forse, cosa vuoi o dove vuoi andare realmente. Una domanda aperta ti toglie il peso di dover sapere già cosa chiedere e di pensare alle risposte possibili: rende la mente libera dal controllo e ci permette di sentire come stiamo.
L'impegno emotivo, a quel punto, è dedicato solo a te e non a cosa dire a me. Si comincia dal racconto, poi si trovano i passi.
Di solito si parla di cose molto quotidiane: le strilla della mattina, pipì a letto, la lite per spegnere la tv o tra fratelli, il bambino che a scuola non vuole andare o che a tavola non vuole mangiare, la scuola che chiama, mamma e papà che si dividono i compiti ma non trovano un equilibrio, un cambiamento in arrivo. Non è la dimensione della crisi a far star male: è il disagio e il senso d’impotenza che senti tu dentro una situazione che ti bloccano in un loop di fatica e spesso di dolore. E quel disagio lo conosciamo tutti.
2) Per 50 minuti tu sei al centro, nessun altro, solo tu!
Uso l'approccio che ci ha lasciato Carl Rogers: al centro c'è la persona, non il consulente e quella persona ha tutte le risorse necessarie per trovare la strada, ha solo bisogno di supporto per scoprire il potenziale e affinare i mezzi. Non sarò io a darti le soluzioni, le troveremo insieme, quelle adatte a te e alla tua situazione di ora. Niente formule magiche: i guru prendono soldi per un po', poi quello che ti hanno dato si sgonfia e tornano l'ansia e lo stress, mentre insieme troveremo gli strumenti per farti camminare da solo. Io do importanza alle relazioni in toto: con i tuoi figli, con il tuo partner, con te stesso, e costruiamo insieme degli strumenti pratici per riorganizzare le idee e la quotidianità, scegliere le priorità per non combattere mille battaglie tutte insieme, per prenderti cura di te e di ciò che ti sta a cuore.
Questo ti dona la flessibilità giusta per muoverti con leggerezza, ma anche con consapevolezza e responsabilità, in un mondo in continuo cambiamento. E no, in questo caso il cambiamento non sarà l'AI o i robot che ci puliranno casa: il cambiamento sarai tu!
Inizierai a sentire dentro di te qualcosa che stride, ma che ancora non vedi bene. Ed è proprio quel qualcosa che, se non lo ascolti, prima o poi comincia a parlare attraverso il corpo, o attraverso dei comportamenti dei tuoi figli o lo vedrai nelle altre relazioni che diventeranno sempre più difficili o dolorose. La frustrazione di non uscirne porta altra fatica e ancora frustrazione e così via. Va stoppato!
Inizia a mettere un freno amorevole scrivendo tutto ciò che ti passa per la testa, piccole frasi, per iniziare a dare priorità a fermare il borbottio mentale. Sii la tua AI, prova a dirti da sola/o: “spiega cosa ti passa per la testa come se fossi un bambino di 8 anni, con frasi brevi e dirette, usando un tono amorevole, gentile, ma fermo e autentico!”

Di cosa vuoi parlare?
Vuoi parlarne anche con qualcuno senza giudizio, con gentilezza e autenticità? Il primo passo è più piccolo di quanto pensi: basta un messaggio o una telefonata. Scarica il file che ho creato per facilitarti a fare chiarezza. Stampa l’immagine: osservala, scrivi, disegna, sii curiosa, sii curioso e poi scrivimi per un primo colloquio telefonico gratuito.
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