L'allostasi può portare sintomi fisici come stanchezza, difficoltà a dormire, tensioni muscolari, e sintomi psicologici come irritabilità, ansia, calo della memoria, senso di svuotamento e solitudine. Se ti riconosci in qualcuno di questi, non c'è niente che non va in te: il tuo corpo sta facendo esattamente il suo lavoro e ti ricorda di prenderti cura di te. E qui arriva la parte che mi sta più a cuore: tu hai più controllo di quanto pensi.
Agire Vs Reagire: La scelta è il tuo superpotere.
Durante le giornate succedono tantissime cose: la spesa con la cassa lenta, la lite con un collega o con un figlio adolescente, l'arrivo di un nuovo bambino o di un nuovo partner. Eventi più o meno straordinari, più o meno complessi. La notizia più importante è che sei tu ad avere un peso su di loro, non il contrario.
E il tuo peso, controllo, su di loro può essere allenato, vediamo come usando una metafora la pioggia.
Quando un evento arriva lo senti una prima volta, "ti cade" addosso, ti può anche "inzuppare" e farti sentire inerme, ma subito dopo puoi scegliere se subirlo e diventarne vittima o usarlo come occasione e usarlo per te. Per fare questo ci vuole un po’ di allenamento, devi trasformarti in un custode attento di te stesso saper osservare e non reagire. Non vuol dire porgere l’altra guancia indistintamente, o rimanere inermi sotto il diluvio senza difese, ma usare quel momento per risvegliarsi e comprendere come difendersi e crescere contemporaneamente.
Se tuo figlio ti urla addosso perché hai spento la tv o decide di rimanere a letto invece di andare a scuola cosa fai: reagisci urlando o subisci tacendo? Entrambe le reazioni possono far male a tutti, la soluzione è allenarsi ad agire!
Se subisci un torto a lavoro per quanto tempo ci pensi, ne parli con le amiche, piangi o strilli? Reagisci, ma non sviluppi nuove abilità per te stesso, rabbia o tristezza che si auto alimentano senza sosta.
Novità le emozioni durano pochissimi secondi, sono effimere, è la nostra reazione a loro a perpetuarele nel tempo!
Al primo intervento di mia figlia Sara Beth ho provato una paura immensa, così profonda che ho temuto di esserne sopraffatta. Mentre lei si risvegliava, sono uscita per pochi minuti e ho detto al vento: “Ancora non sono pronta a donarti la mia paura. Lo farò tra qualche giorno, ma lo farò, e tu te ne prenderai cura al posto mio.”
Forse sembra folle, lo so. Ma io sapevo esattamente cosa stavo vivendo, e non volevo ancora lasciarlo andare. Sapevo, però, che dicendolo ad alta voce quella paura avrebbe avuto meno potere su di me. Il coraggio è l’unica soluzione alla paura. Così mi sono presa cura di me e di quell’emozione terrificante, esattamente come mi stavo prendendo cura di mia figlia. Ero consapevole e potente in una situazione in cui in realtà ben poco potevo fare se non starci per me, per lei e per la mia famiglia. Oh il dolore non sparisce, ma non ti distrugge, chiaramente mi sono allenata un “botto” per arrivarci, ma si può fare!
Il tuo, e il mio, superpotere è questo: riconoscere quello che sta succedendo, fare un passo indietro, osservarlo con gentilezza e benevolenza, imparare a trasformare gli eventi in benzina per fermare quel ruminio mentale che ti regala una continua attivazione di allerta (vedi articolo precedente) o spengono in un silenzio doloroso e impotente.
Lavorare per agire sul mondo invece che reagire agli eventi!
Una goccia alla volta
C'è un piccolo esercizio che uso spesso in consulenza, ed è talmente semplice che puoi farlo ovunque: in coda alla cassa, mentre aspetti che il caffè sia pronto, prima di andare a dormire. Ti aiuta a guardare quello che ti succede ogni giorno con un po' più di chiarezza, senza bisogno di saperne nulla di meditazione o tecniche particolari. Clicca sul link qui sotto, stampalo e provalo: bastano pochi minuti.

Trasformare ciò che ci accade in azione per crescere Agire, non reagire
Sei tu a scegliere che risposta dare a quella goccia, al primo evento e alle sensazioni che ti ha scatenato: puoi nuotarci, fare la stellina, andare sott'acqua, fare una capriola — oppure usarla per uscire da quel bicchiere che ti sembra così pieno da non poterne più. Quella goccia, in realtà, ti sta solo dando la spinta per il passo dopo.
Ogni evento (bello o brutto, ma è un giudizio tuo, soggettivo) ha una doppia azione su di noi: la goccia che ci cade addosso, e le increspature — le emozioni — che ci lascia intorno. E siamo noi a decidere come usarle: possiamo scegliere se e come reagire.
Lavorare per agire sul mondo, invece che reagire agli eventi.
Trasformare ciò che ci accade in un'occasione per crescere è il primo passo per amare se stessi. Spesso lo impariamo per i nostri figli, prima di scoprire che il più grande amore per noi stessi è anche il regalo più grande che possiamo lasciare a chi viene dopo — e questo si insegna solo con l'esempio.
E tu? Quali sono le gocce che ogni giorno ti mettono più in discussione, e cosa ti lasciano addosso? Se litighi con qualcuno, per quanto tempo continui a pensare a chi aveva ragione, a quello che non hai detto, a quanto era cattivo l'altro? Se tuo figlio si fa male, ti senti in colpa, cerchi un colpevole: per quanto tempo ti arrovelli per capire cosa non ha funzionato? Se il tuo partner non carica la lavastoviglie, quanto ti senti arrabbiato, deluso, ferito o quanto lo vivi come un gesto contro di te?
Vuoi parlarne
Se queste righe ti suonano e ti dicono qualcosa di te, il primo passo è più piccolo di quanto pensi: dimmi di cosa vuoi parlare e insieme faremo gli altri passi! Scrivimi per un primo colloquio telefonico gratuito. Clicca qui.





